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COSA SONO LE DIAGNOSI INFERMIERISTICHE?

 
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Guazzo
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MessaggioInviato: Mar Gen 13, 2009 9:45 pm    Oggetto: COSA SONO LE DIAGNOSI INFERMIERISTICHE? Rispondi citando

La diagnosi infermieristica è la seconda fase del processo infermieristico; ma che cosa vuol dire DIAGNOSI?

Dalla consultazione del dizionario sono emerse queste definizioni.



1) “definizione di una malattia attraverso l’anamnesi, i segni e i sintomi, gli esami di laboratorio e quelli strumentali…”


2) “esame critico dei sintomi per individuare malattie…”

Ancora altre definizioni:

3) “valutazione di un fenomeno, dopo aver considerato ogni aspetto…”

4) “analisi dello stato di funzionamento di un sistema con individuazione degli eventuali problemi…”

Per definizione, la diagnosi è l’accurato studio critico di qualcosa allo scopo di determinarne la natura.

Dall’analisi della letteratura emergono almeno quattro definizioni:

· Una funzione infermieristica indipendente; una valutazione delle risposte personali del cliente alle sue esperienze umane attraverso il cicli dell’esistenza, siano esse crisi di sviluppo o accidentali, malattie, avversità o altri stress (Bircher, 1975)

· Problemi di salute attuali o potenziali che gli infermieri, in virtù delle loro preparazione ed esperienza, sono capaci di trattare ed abilitati a farlo (Gordon, 1982)

· Un giudizio clinico riguardante una persona, una famiglia o una comunità al quali si giunge mediante un processo deliberato e sistematico di raccolta ed analisi dei dati. Esso costituisce la base per la prescrizione di trattamenti risolutivi di cui l’infermiere è responsabile.

· Un’affermazione che descrive una risposta umana di una persona o di un gruppo, che l’infermiere è abilitato a riconoscere e per la quale può prescrivere interventi risolutivi che mirano a mantenere lo stato di salute o a ridurre, eliminare o prevenire le alterazioni (Carpenito, 1988).

Nel marzo del 1990, nel corso della nona conferenza della North American Nursing Diagnosis Association (NANDA), l’assemblea generale ha approvato una definizione ufficiale della diagnosi infermieristica:

La Diagnosi Infermieristica è un giudizio clinico riguardante le risposte delle persona, della famiglia o della comunità a problemi di salute/processi vitali attuali o potenziali.

La Diagnosi Infermieristica costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere dei risultati di cui l’infermiere è responsabile.

La diagnosi infermieristica è un’affermazione che descrive uno specifico tipo di problema o di risposta identificato dall’infermiere. Essa non va usata per designare tutti i problemi che l’infermiere può riconoscere, perché questo non metterebbe in risalto l’unicità del ruolo infermieristico: occorre quindi distinguerla dal problema collaborativo.

La diagnosi infermieristica esprime il giudizio professionale sulle condizioni del paziente, sulle sue risposte ai trattamenti ricevuti e sulle necessità di assistenza infermieristica.

E’ tappa fondamentale per procedere al piano di assistenza…muove, in sostanza, tutto il processo assistenziale.

Tutto ciò che abbiamo raccolto dall’osservazione, dal colloquio, dall’esame fisico, dalla visione della documentazione clinica, deve essere organizzato ed interpretato per identificare la capacità del paziente di far fronte ai bisogni di salute.

Identificare i bisogni che il paziente esprime nel tentativo di adattarsi agli effetti della malattia vuol dire “considerare” quale tipo di assistenza è necessaria per accrescere e sviluppare il più possibile le sue abilità per superare lo stato negativo della malattia.

Fare diagnosi infermieristica vuol dire descrivere le risposte, i segni, i sintomi che indicano un effettivo o potenziale (rischio) problema di salute e identificare le cure più appropriate per risolverlo.

La formulazione della diagnosi infermieristica è il logico ampliamento della raccolta dati relativi all’accertamento. Durante l’accertamento avete posto ogni domanda relativa all’anamnesi, svolto ogni esame tecnico riguardante le condizioni fisiche, preso in considerazione ogni risultato dei test di laboratorio ed effettuato un’osservazione attenta e perspicace sulle condizioni generali individuali…

Attraverso:

· Analisi dei dati

· Interpretazione dei dati raccolti

· Individuazione del problema

· Formulazione degli obiettivi

È possibile diagnosticare il problema o i problemi, reale o di rischio che permettono al professionista infermiere di pianificare l’assistenza infermieristica volta alla risoluzione del problema medesimo.

Utile a questo scopo è procedere alla stesura di una lista di problemi da comporre seguendo ad uno ad uno i modelli funzionali di salute proposti dalla Gordon. I problemi devono essere poi ordinati in modo prioritario per poter sviluppare le diagnosi infermieristiche operative per la pianificazione assistenziale.

Tipologia, struttura e sistemi di classificazione delle diagnosi infermieristiche.

Varie sono le tipologie di diagnosi infermieristiche identificate; il NANDA ci propone tre modelli di diagnosi.

· Attuali o reali

· Rischio o rischio elevato

· Benessere

Reali

Rappresentano una condizione convalidata clinicamente.

Rischio

Consistono nel giudizio clinico secondo il quale una persona, una famiglia o una comunità è vulnerabile nei confronti di un certo problema

Benessere

Consistono in un giudizio clinico riguardante una persona, una famiglia o una comunità in transizione da un livello specifico di benessere ad un livello superiore. Riguardano quindi le diagnosi relative alla promozione della salute. Devono in questo caso essere presenti due elementi:

- il desiderio di un maggior livello di benessere

- la presenza di una condizione o funzione efficace, cioè di potenzialità personali e ambientali per migliorare la situazione.

Come scriviamo una diagnosi infermieristica?

La struttura della diagnosi infermieristica si compone di quattro elementi utili essenzialmente per l’adozione di un linguaggio infermieristico condiviso. Per questo motivo useremo una terminologia specifica per diagnosticare in modo infermieristico. Gli elementi componenti sono:

1. Titolo

2. Definizione

3. Caratteristiche definenti

4. Fattori correlati

Il titolo deve “qualificare” la tipologia del problema; esprime quindi se la nostra diagnosi esamina un problema di “inefficacia”, “alterazione” o “deficit” in sostituzione di termini troppo soggettivi come “scarso” o “inappropriato”…

La definizione ci permette di esprimere in modo chiaro e preciso il significato della diagnosi, contribuendo così a differenziarle da quelle che le assomigliano.

Le caratteristiche definenti sono l’equivalente dei segni e dei sintomi soggettivi ed oggettivi presenti in relazione ad una determinata diagnosi.

Si dividono in

- maggiori o principali, definite come indicatori critici presenti nell’80-100% dei casi

- minori o secondarie definite come indicatori di supporto (forniscono prove di sostegno per le diagnosi, ma possono non essere presenti) presenti nel 50-70% delle situazioni.

I fattori correlati sono in pratica le cause, i fattori eziologici che determinano una certa situazione; si possono raggruppare in quattro categorie:

- fisiopatologici (biologici o psichici)

- situazionali (ambientali, sociali, personali)

- fasi maturative (legati all’età)

- trattamenti (terapie, interventi)

Queste componenti da utilizzarsi per la descrizione di una diagnosi rappresentano il percorso mentale con cui dobbiamo procedere per mettere a fuoco i reali bisogni del nostro utente.

L’uso della terminologia caratteristiche definenti e fattori correlati al posto di segni e sintomi e di eziologia è dovuta alla volontà di trovare un linguaggio specifico ma diverso da quello medico.



Esempio 1

Titolo: Liberazione inefficace delle vie aeree

Correlata a:

- secrezione eccessive o dense

- immobilità

- effetto sedativo dei farmaci

- dolore



Che si manifesta con:

- tosse inefficace o assente

- incapacità di espellere efficacemente le secrezioni





Esempio 2

Titolo: Deficit della cura di sé (alimentarsi)

Correlata a:

- mancanza di coordinamento

- dispositivi esterni

- affaticamento e dolore

- diminuita capacità motoria o visiva e debolezza muscolare

- stato comatoso

Che si manifesta con:

- incapacità di tagliare alimenti o di aprire le confezioni

- incapacità di portare il cibo alla bocca



Andiamo più nel dettaglio:

Esempio illustrante le componenti di una diagnosi infermieristica reale, in questo caso la diagnosi Compromissione della mobilità:

Definizione

Compromissione della mobilità: lo stato nel quale una persona ha, o rischia di avere, una limitazione del movimento, senza tuttavia essere immobile.

Caratteristiche definenti

Maggiori (80-100%)

Compromissione dell’abilità di muoversi con uno scopo nell’ambiente, ad esempio mobilità nel letto, trasferimenti, deambulazione

Limitazioni dell’escursione articolare

Minori (50-70%)

Restrizione imposta dal movimento

Riluttanza a muoversi



Fattori correlati

Fisiopatologici, cioè correlati a riduzione della forza e della resistenza per :

Ø alterazioni neuromuscolari (paralisi, deficit sensoriali, malattie del sistema nervoso)

Ø alterazioni muscolo scheletriche (fratture)

Ø edema (aumento del liquido sinoviale)

Trattamenti, correlato ad apparecchiature esterne (gesso, infusione endovenosa), protesi, stampelle, deambulatore

Situazionali

Correlati ad:

Ø affaticamento

Ø motivazione

Ø dolore

Fasi maturative

Ø bambino

Ø anziano



Per la descrizione delle diagnosi di rischio o di rischio elevato i fattori correlati coincidono con i fattori di rischio, cioè la situazione che accentua la vulnerabilità della persona o del gruppo.

Nel titolo deve comparire sempre il termine “Rischio di…”



Esempio1

Titolo: Rischio elevato di compromissione dell’integrità cutanea

Correlato a:

Immobilità

Secondario a:

Dolore



Esempio 2

Titolo: Rischio elevato di infezione

Correlato a:

Incisione chirurgica

Difficoltà di cicatrizzazione

Secondario a:

Diabete mellito


A proposito delle diagnosi di benessere, ricordiamo che queste diagnosi sono legate alla promozione della salute per cui parleremo di condizioni di attuale benessere che mira ad uno stato di ulteriore accrescimento.

Sono situazioni in cui l’individuo in salute stabile cerca di modificare le proprie abitudini al fine di raggiungere un livello di salute più elevato.



Problemi collaborativi

L’infermiere non opera da solo, spesso la gestione dei problemi di salute degli utenti lo chiama a collaborare in regime di multidisciplinarietà, cioè con altri gruppi professionali. Pertanto, vi sono situazioni cliniche, non descrivibili con diagnosi infermieristiche, ma che richiedono comunque interventi assistenziali di natura infermieristica.



L’infermiere, durante la sua raccolta dati, identifica situazioni cliniche che deve affrontare:

In veste di operatore prescrittore (autonomo)

E in veste di collaboratore con altre professioni (in collaborazione)

Dalla prima situazione, in veste autonoma, scaturiscono le Diagnosi infermieristiche, dalla seconda situazione invece si evidenziano quelli che vengono denominati Problemi Collaborativi.

Come distinguere le diagnosi infermieristiche dai problemi collaborativi?

Sia le diagnosi, sia i problemi collaborativi richiedono la messa in atto del processo infermieristico in tutte le sue fasi, tuttavia l’approccio richiesto all’infermiere è diverso nei due casi.

Si parla di problemi collaborativi a proposito di certe complicazioni che gli infermieri controllano per individuarne la comparsa o una modificazione. Gli infermieri gestiscono i problemi collaborativi con interventi di prescrizione medica o infermieristica volti a ridurre al minimo le complicazioni di determinati interventi.

Va precisato che si tratta di certe complicazioni poiché non tutte quelle che si possono verificare sono da considerare problemi collaborativi. Se l’infermiere, infatti, è in grado di prevenire la complicazione, o di stabilirne il trattamento principale, allora il problema è una diagnosi infermieristica.



L’infermiere può prevenire:

Ø Lesioni da compressione

Ø Tromboflebite

Ø Rischio di caduta accidentale

Ø Aspirazione



L’infermiere può trattare:

Ø Lesioni da compressione

Ø Problemi di deglutizione

Ø Tosse inefficace



L’infermiere non può prevenire:

Ø Emorragia



I problemi collaborativi rappresentano situazioni delle quali l’infermiere è responsabile perché ne riconosce l’insorgenza e, in misura variabile collabora alla loro gestione. La gestione dei problemi collaborativi ha per oggetto il monitoraggio dell’insorgenza o della modificazione di complicazioni e la risposta ad essi con interventi di prescrizione medica e infermieristica.

L’infermiere assume delle decisioni autonome in relazione sia ai problemi collaborativi che alle diagnosi infermieristiche. La differenza è che per quanto riguarda queste ultime, gli compete la prescrizione del trattamento finalizzato a conseguire il risultato atteso; per ciò che concerne il problema collaborativo invece la prescrizione è sia infermieristica che medica.

Tutti i problemi collaborativi vengono denominati complicazioni potenziali e l’obiettivo infermieristico è inteso come una riduzione della gravità di certi fattori o eventi.

Per concludere, l’infermiere identifica un problema collaborativo quando sussistono certe situazioni che aumentano la vulnerabilità del paziente alle complicazioni, oppure quando ne è già affetto:

esempio, il paziente fumatore che manifesta una tosse insistente da tempo.

Ø Complicazione potenziale: edema polmonare

Ø Complicazione potenziale: sanguinamento gastrointestinale

Ø Complicazione potenziale: parto pretermine



Nella fase della diagnosi infermieristica, l’infermiere deve formulare anche quali sono gli obiettivi da perseguire per poter così procedere alla fase successiva della pianificazione.



Cosa sono gli obiettivi?

Sono delle misure che si utilizzano per valutare i progressi dell’utente (risultati) e/o le prestazioni infermieristiche.

Devono essere espressi in modo chiaro con termini osservabili, misurabili, reali, comportamentali e temporali. Sono realistici quando si basano sui dati dell’utente.

Possono essere a:

Ø Breve termine

Ø Lungo termine

Per breve termine si intendono quegli obiettivi il cui raggiungimento è atteso come evento fondamentale nel percorso e proteso al raggiungimento di un obiettivo a lungo termine.

Lungo termine si intende un obiettivo il cui raggiungimento è atteso nell’arco di settimane o mesi.

Esempio

Smettere di fumare: La risoluzione della tosse in un paziente fumatore è a breve termine, a lungo termine è la prevenzione di patologie a carico dell’apparato respiratorio.

Oggi risulta più difficile formulare obiettivi a lungo termine per i pazienti ricoverati in quanto i tempi di degenza sono sempre più ridotti; gli infermieri di corsia spesso si pongono solo obiettivi a breve termine.

Gli obiettivi devono inoltre essere concordati con il paziente ogni volta che questo sia possibile; l’adesione dell’utente è indispensabile in quanto il raggiungimento dell’obiettivo finale lo coinvolge in prima persona. L’infermiere può rendere partecipe anche la famiglia e stabilire obiettivi immediati o a lungo termine. Questo perché spesso sono i familiari a continuare il programma infermieristico una volta che il paziente viene dimesso.

Gli obiettivi servono per:

1. La soluzione del problema

2. Evidenziare un progresso verso la soluzione del problema

3. Evidenziare un progresso verso un migliore stato di salute

4. Mantenere buone condizioni di salute e di funzionalità



1.

Accertamento
2.

Diagnosi infermieristica
3.

Pianificazione
4.

Attuazione
5.

Valutazione

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MessaggioInviato: Mer Gen 14, 2009 9:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bravo clap clap Bravo clap clap complimenti ottimo direi. Wink
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MessaggioInviato: Gio Gen 15, 2009 2:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quoto, bravissimo Guazzo! Wink



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MessaggioInviato: Mer Gen 27, 2010 9:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

[... CIAO ... tra lavoro, famiglia e tirocinio sono presissima ma finalmente mi sono iscritta e sono diventata uno di voi! bellissimo e strepitoso forum!
sono al primo anno e fra pochi giorni inizio il tirocinio... tanta ansia ma tanta emozione!!! purtroppo ho vissuto gli ospedali come paziente e ptoprio per questo mi sono tanto avvicinata a questa professione... che... credo di avere nell'animo! coi tutti mi sarete di grande supporrto!
il primo messaggio che ho letto è stato il tuo! complimenti!

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MessaggioInviato: Gio Gen 28, 2010 3:00 am    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Princi benvenuta.

Puoi presentarti creando una discussione nell'apposita sezione. Ok

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MessaggioInviato: Gio Gen 28, 2010 6:48 am    Oggetto: Rispondi citando

PRINCI ha scritto:
[... <img> ... tra lavoro, famiglia e tirocinio sono presissima ma finalmente mi sono iscritta e sono diventata uno di voi! bellissimo e strepitoso forum!
sono al primo anno e fra pochi giorni inizio il tirocinio... tanta ansia ma tanta emozione!!! purtroppo ho vissuto gli ospedali come paziente e ptoprio per questo mi sono tanto avvicinata a questa professione... che... credo di avere nell'animo! coi tutti mi sarete di grande supporrto!
il primo messaggio che ho letto è stato il tuo! complimenti!

ciao Princi

Per favore se vuoi puoi presentarti, come detto, nella sezione "Nuovi utenti". Grazie.

ciao


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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 8:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

direi ottima spiegazione guazzo! molto meglio della prima lezione di infermieristica... Bravo ma sarei curiosa di sapere in quante U.O. vengono davvero utilizzate per la pianificazione assistenziale...

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...tre fluidi dunque cui corrispondono tre funzioni: il sangue che nutre, il fluido nerveo che eccita e l'aria che vivifica.
Ovvio quindi che una morte improvvisa troverà la sua ragione nel disordine di una o più di queste funzioni cardinali...
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 8:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

1 o 2 al massimo Testata



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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 3:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

da noi niente.... ho provato a scriverne una dopo un'attenta valutazione su di un paziente (diagnosi di rischio), ma non mi ha c......to nessuno, anzi un collega mi ha preso in giro.......!
svilente....veramente svilente e umiliante........ho studiato e sudato tre anni per cosa?
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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 6:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

pamfilo82 ha scritto:
da noi niente.... ho provato a scriverne una dopo un'attenta valutazione su di un paziente (diagnosi di rischio), ma non mi ha c......to nessuno, anzi un collega mi ha preso in giro.......!
svilente....veramente svilente e umiliante........ho studiato e sudato tre anni per cosa?

Tranquilla, succede anche quà e da tantissime altre parti...tu vai avanti e vediamo se tra qualche millennio cambierà qualcosa Tristezza



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MessaggioInviato: Sab Mar 13, 2010 12:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

leggere la lezione sulla Diagnosi Infermieristica mi ha emozionato...
io (come ho detto nella presentazione) sono una "vecchia" professionale e vedere che quel che infondo ho sempre fatto mentalmente lo si ritrova scritto (devo dire meglio e piu' completo!) mi conforta da una parte (non sbagliavo) mi incita dall'altra(non e' cosi' lontano come sembra!).
non so se ho reso l'idea
continuo a girare e leggere in punta di piedi e non riesco a rispondere(non mi sento adatta!) ma continuate cosi' voi siete la nuova generazione e dovete (a mio modesto parere) preoccuparvi di non perdere quello che sudando avete studiato, a cui unirete la pratica(possibilmente giusta!) e alla fine avrete tutti i mezzi per combattere una battaglia sicuri di vincere!!!!
aiutateci a proggredire continuando a spiegare e insistendo!!!!
al diavolo gli ottusi(ci sono sempre stati!!!!)
Bravo Bravo

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MessaggioInviato: Dom Mar 14, 2010 10:23 am    Oggetto: Rispondi citando

Ok




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MessaggioInviato: Mar Mar 16, 2010 12:27 am    Oggetto: Rispondi citando

@ Magnesio Cloruro:

mi fa piacere leggerti. Hai colto nel segno: la diagnosi è quanto già il professionista fa mentalmente, davanti ad un paziente.

Di cosa ha bisogno? Quali sono le priorità assistenziali?

Ecco, la diagnosi infermieristica usa un linguaggio professionale ed una "scala logica" per definirlo.

E' un linguaggio univoco.

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MessaggioInviato: Mer Mar 17, 2010 12:08 am    Oggetto: Rispondi citando

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MessaggioInviato: Mer Mar 17, 2010 12:51 am    Oggetto: Rispondi citando

Non ci avevo fatto caso neanche io...




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MessaggioInviato: Gio Apr 07, 2011 11:54 am    Oggetto: Rispondi citando

pamfilo82 ha scritto:
da noi niente.... ho provato a scriverne una dopo un'attenta valutazione su di un paziente (diagnosi di rischio), ma non mi ha c......to nessuno, anzi un collega mi ha preso in giro.......!
svilente....veramente svilente e umiliante........ho studiato e sudato tre anni per cosa?
Tristezza pianto qualcosa di simile è successo a me ,non lavoro in rianimazione ma in una rsa,ho azzardato scrivere nel diario di un p.z. ....piccola ustione... e medicato con connettivina plus0,2%+1%crema, mazzata
ho avuto rimprovero verbale perche: ho fato la diagnosi(secondo dove lavoro io,lo può fare solo il medico), secondo me ,forse mi sbaglio è una constatazione e non una diagnosi.
:e ho medicato con una crema senza prescrizione medica,mi sa che dove lavoro io siamo tanti anni luce indietro,per questo sono entrata nel forum e mi sono iscritta e sono diventata uno di voi! bello questo forum! discussioni interessanti,almeno cosi non perderò"la lingua professionale"
grazie e complimenti clap clap clap clap clap clap
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MessaggioInviato: Gio Apr 07, 2011 2:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

ciao

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Allora....piccola ustione e connettivina...evidenze scientifiche?



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