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L' infermiere nell' ambito delle Cure Palliative
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Ematemesi
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MessaggioInviato: Mar Feb 09, 2010 10:27 am    Oggetto: L' infermiere nell' ambito delle Cure Palliative Rispondi citando

Ecco, è stata creata una cattedra docenziale per Guazzo.
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MessaggioInviato: Mar Feb 09, 2010 6:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bene Very Happy



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MessaggioInviato: Mar Feb 09, 2010 10:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Lavorare in un hospice dedicato alle cure palliative rappresenta sicuramente un'esperienza radicalmente diversa rispetto
a quelle che un infermiere può aver vissuto in un ambito ospedaliero o territoriale dove lo scopo delle prestazioni erogate
è sempre mirato alla guarigione.

In cure palliative l'obbiettivo è quello di ridurre o eliminare i sintomi disturbanti. La tipologia di pazienti che viene
ammessa in questa realtà specialistica deve rispettare i seguenti requisiti:

- non avere terapia oncologica attiva in corso (chemioterapia, radioterapia....)
- avere speranza di vita inferiore ai 3 mesi
- non essere in fase agonica
- avere un indice di indice di Karnofsky inferiore a 30%



Le differenze che si notano immediatamente entrando in un hospice sono quelle strutturali; ogni stanza ospita un solo paziente
ed in ogni stanza è presente un secondo letto dove un parente può rimanere 24 ore al giorno. Ogni stanza permette la
personalizzazione dell'ambiente finalizzata a garantire il massimo comfort. Il numero delle stanze generalmente varia da 10
a 12 per hospice.

Dal pusto di vista lavorativo le differenze che saltano subito all'occhio sono quelle relative all'organizzazione del lavoro;
in ospedale vengono somministrati farmaci alle tali ore, prelevati campioni di sangue ad altri orari, effettuate altre
procedure ad orari mentre in un hospice l'assistenza deve essere assolutamente personalizzata per garantire il comfort
della persona e della famiglia a partire dagli orari di colazione, pranzo o cena. Stesso discorso vale per la somministrazione
dei farmaci che non avviene ad orari rigidamente imposti.

I problemi principali da affrontare riguardano la sfera relazionale: spesso i pazienti non sono informati sulla loro diagnosi
oppure non conoscono esattamente il luogo in cui sono ricoverati o non sono a conoscenza della prognosi. Risulta spesso
complesso accertarsi del grado di consapevolezza del paziente stesso così come risulta complesso comprendere quanto voglia
conoscere della propria condizione clinica e della prognosi. Spesso il paziente stesso adotta meccanismi di difesa che
gli permettono di fuggire dalla realtà.

L'infermiere deve agire in piena autonomia professionale e avere ottime conoscenze farmacologiche dato che le condizioni
cliniche possono precipitare in qualsiasi momento rendendo necessari interventi mirati. In situazioni simili è
necessario comunicare ai parenti l'aggravamento della situazione pertanto si rendono necessarie ottime
capacità relazionali che possono essere acquisite solo dopo molti mesi di esperienza.

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L'ultima modifica di Guazzo il Mer Feb 10, 2010 9:30 am, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 7:28 am    Oggetto: Rispondi citando

Cos'è l'indice di Karnofsky?



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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 9:30 am    Oggetto: Rispondi citando

Il Karnofsky Performance status serve a misurare la qualità di vita di un malato oncologico o terminale.
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Ematemesi
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 10:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Ce ne spieghi le modalità applicative e, se possibile, anche qual era la precedente qualità monitorativa a riguardo (prima che fosse creato tale protocollo, per intenderci), dottore.
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 4:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

attualmente la persona di cui vi dicevo, cioè mio zio, è ricoverato in questa U.O........
purtroppo però non ho notato cio' che dovrebbe essere, nonostante questa U.O sia all'interno di un ospedale regionale...

intanto la camera è per 2 pazienti separati da un telo... e già non è proprio bellissimo (OVVIAMENTE PARLO DA "PAZIENTE");

Poi gli infermieri ci accusano ogni giorno di stimolarlo meglio a mangiare 8cosa che non fa più da 2 settimane)....invece di fare una relazione di coping efficace......utilizzano una sorta di minaccia facendoci passare da parenti "str....i", quando non è così perchè: una persona MALATA IN FASE TERMINALE, ha preso noi come valvola di sfogo e non possiamo permetterci di "stargli troppo sopra" altrimenti ci risponde malissimo....;

inoltre ogni giorno è una lotta con gli infermieri, dal momento che mio zio è sordomuto....chiediamo ogni giorno a questi professionisti di avvicinarsi per permettergli la lettura delle labbra(che sta diventando difficoltosa per la malattia), ma tant'è.......

Credo semplicemente che ci andrà a lavorare o lavora in questo "reparto" debba avere una sensibilità e una professionalità moooolto ma mooolto spiccata...e di questi tempi è dura.
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azbzzz
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 5:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

CHI lavora in questi posti lo considero votato al martirio....piu' ancora nell ospice pediatrico.
Deve necessariamente avere un tarlo di lucida follia e un attivita' sessuale esclusivamente masochistica, passiva.... Ok Very Happy pensare

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PAOLO

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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 6:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ematemesi ha scritto:
Ce ne spieghi le modalità applicative e, se possibile, anche qual era la precedente qualità monitorativa a riguardo (prima che fosse creato tale protocollo, per intenderci), dottore.


La scala o indice di Karnofsky
Il Karnofsky Performance status serve a misurare la qualità di vita di un malato oncologico o terminale.

L’indice di Karnofsky è stato uno dei primi indicatori elaborato da David Karnofsky e Joseph Burchenal nel 1947.

Esso è un indice “di attività” per la misurazione dei risultati dei trattamenti antitumorali: lo stato fisico del paziente, le prestazioni e la prognosi successiva all’intervento terapeutico. Tale indice è anche adatto per determinare l’idoneità del paziente alla terapia.

Come tutti gli attuali strumenti, l’indice di Karnofsky consiste in un certo numero di domande da somministrare al paziente. A seconda delle risposte, la qualità di vita sarà espressa in percentuale rispetto ad un normale (100%) stato di salute.

Indice di Karnofsky
K: 100% : paziente in salute

K: 90%: paziente con segni e sintomi tali da svolgere un'attività lavorativa normale

K: 80%: paziente svolge attività normale con fatica

K: 70%: paziente incapace di lavorare, può badare a se stesso

K: 60%: paziente incapace di lavorare, richiede assistenza per camminare

K: 50%: paziente richiede frequenti cure mediche e può stare alzato per più del 50% della giornata

K: 40 : paziente inabile; richiede cure continue, allettato per più del 50%del giorno

K: 30%: paziente con indicazioni al ricovero ospedaliero o ospedalizzazione a domicilio;supporto domiciliare intenso

K: 20%: paziente con gravi compromissioni di funzioni di organi una o più irreversibili

K: 10%: paziente moribondo

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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 7:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

pamfilo82 ha scritto:
attualmente la persona di cui vi dicevo, cioè mio zio, è ricoverato in questa U.O........
purtroppo però non ho notato cio' che dovrebbe essere, nonostante questa U.O sia all'interno di un ospedale regionale...

intanto la camera è per 2 pazienti separati da un telo... e già non è proprio bellissimo (OVVIAMENTE PARLO DA "PAZIENTE");

Poi gli infermieri ci accusano ogni giorno di stimolarlo meglio a mangiare 8cosa che non fa più da 2 settimane)....invece di fare una relazione di coping efficace......utilizzano una sorta di minaccia facendoci passare da parenti "str....i", quando non è così perchè: una persona MALATA IN FASE TERMINALE, ha preso noi come valvola di sfogo e non possiamo permetterci di "stargli troppo sopra" altrimenti ci risponde malissimo....;

inoltre ogni giorno è una lotta con gli infermieri, dal momento che mio zio è sordomuto....chiediamo ogni giorno a questi professionisti di avvicinarsi per permettergli la lettura delle labbra(che sta diventando difficoltosa per la malattia), ma tant'è.......

Credo semplicemente che ci andrà a lavorare o lavora in questo "reparto" debba avere una sensibilità e una professionalità moooolto ma mooolto spiccata...e di questi tempi è dura.



Non mi è capitato spesso di sentire cose come quelle accadute a te e a tuo zio.
I professionisti che lavorano in un hospice devono essere competenti,
motivati, dotati di capacità empatica con l’obiettivo di erogare un’assistenza globale e multiprofessionale.

Non ho compreso la parte in cui affermi che gli infermieri vi accusano di stimolarlo a mangiare...

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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 7:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

azbzzz ha scritto:
CHI lavora in questi posti lo considero votato al martirio....piu' ancora nell ospice pediatrico.
Deve necessariamente avere un tarlo di lucida follia e un attivita' sessuale esclusivamente masochistica, passiva.... Ok Very Happy pensare



dici ci sia un nesso tra attivita' sessuale e attivita' lavorativa????? SONO DISOCCUPATA..... risata risata c'è poco da ridere..in entrambi i sensi

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.........un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai....
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 10:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Lo so, infatti è una situazione stressante per tutti noi..... soprattutto per lui...
Praticamente gli infermieri ci accusano di non stimolarlo a mangiare (quando lui non mangia da due settimane e da ieri ha cominciato anche la parenterale).....credono che dobbiamo stimolarlo di più.... ed è una lotta continua..Ho provato a spiegar loro che mio zio è una persona dignitosa ed educata, che non si azzarda a rispondere male a loro, invece a noi sì.... cioè se gli diciamo: "mangia, ti prego....!", oppure se gli portiamo qualcosa di suo gradimento (e quanti cibi abbiamo provato, un'infinità!!) lui ci risponde malissimo (mai stato così). M a siccome sappiamo che una persona in fase terminale cambia atteggiamento, umore, stato psicologico accettiamo TUTTO, anche il farci trattar male, perchè ora è nella fase di negazione.....

Sto pensando ogni giorno che passa che noi professionisti lo dobbiamo essere in tutto e per tutto...

Comunque l'indice di Karnofsky di mio zio al momento del ricovero era del 60%, ora è sceso al 40%. il ricovero è stato pianificato benissimo (a livello organizzativo sono impeccabili), il problema è la guerra che gli operatori fanno ai parenti.......
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 10:48 am    Oggetto: Rispondi citando

ps. scusatemi se parlo di questa mia esperienza personale. magari sto andando fuori "topic", ma questo argomento mi sta toccando veramente il cuore, sbagliando a parlare come persona e non come infermiera.
Perdonatemi.
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 11:04 am    Oggetto: Rispondi citando

Mica tanto, l' ha detto Guazzo stesso che parte integrante IMPRESCINDIBILE del lavoro sta in una decente gestione dei rapporti ANCHE coi famigliari.
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 11:21 am    Oggetto: Rispondi citando

Guazzo ha scritto:
Ematemesi ha scritto:
Ce ne spieghi le modalità applicative e, se possibile, anche qual era la precedente qualità monitorativa a riguardo (prima che fosse creato tale protocollo, per intenderci), dottore.


La scala o indice di Karnofsky
Il Karnofsky Performance status serve a misurare la qualità di vita di un malato oncologico o terminale.

L’indice di Karnofsky è stato uno dei primi indicatori elaborato da David Karnofsky e Joseph Burchenal nel 1947.

Esso è un indice “di attività” per la misurazione dei risultati dei trattamenti antitumorali: lo stato fisico del paziente, le prestazioni e la prognosi successiva all’intervento terapeutico. Tale indice è anche adatto per determinare l’idoneità del paziente alla terapia.

Come tutti gli attuali strumenti, l’indice di Karnofsky consiste in un certo numero di domande da somministrare al paziente. A seconda delle risposte, la qualità di vita sarà espressa in percentuale rispetto ad un normale (100%) stato di salute.

Indice di Karnofsky
K: 100% : paziente in salute

K: 90%: paziente con segni e sintomi tali da svolgere un'attività lavorativa normale

K: 80%: paziente svolge attività normale con fatica

K: 70%: paziente incapace di lavorare, può badare a se stesso

K: 60%: paziente incapace di lavorare, richiede assistenza per camminare

K: 50%: paziente richiede frequenti cure mediche e può stare alzato per più del 50% della giornata

K: 40 : paziente inabile; richiede cure continue, allettato per più del 50%del giorno

K: 30%: paziente con indicazioni al ricovero ospedaliero o ospedalizzazione a domicilio;supporto domiciliare intenso

K: 20%: paziente con gravi compromissioni di funzioni di organi una o più irreversibili

K: 10%: paziente moribondo

Grazie Guazzo, interessante, non sapevo della sua esistenza Ok



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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 11:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Guazzo, parlaci un attimo dei TUOI personali primi tempi in tale difficile ambiente.
Cose che ti risultavano congeniali sin da subito, altre che hanno richiesto (specie sul piano emotivo, magari) lavoro evolutivo su sè stessi, ecc.

Inoltre:

- per ciò che concerne la tua struttura e, soprattutto, le statistiche ufficiali, quanta gente va ko per burn out o abbandona il settore prima di finirci?
- per quel che hai visto, le aziende pubbliche/private provano ad incentivare l' "arruolamento" in qualche modo?
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 11:30 am    Oggetto: Rispondi citando

pamfilo82 ha scritto:
ps. scusatemi se parlo di questa mia esperienza personale. magari sto andando fuori "topic", ma questo argomento mi sta toccando veramente il cuore, sbagliando a parlare come persona e non come infermiera.
Perdonatemi.


nulla da perdonare......nell'hospice ogni caregiver è parte dell'èquipe.....

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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 11:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Ematemesi, scusa la domanda, ma non ricordo, tu devi ancora entrare per la laurea infermieristica o sei già entrato? Complimenti, perchè fai domande che hanno un buon senso, sarai un buon infermiere Wink



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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 12:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

Già entrato.
E già in burn-out, a causa dei forum, ancor prima di lavorare.
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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 12:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

risata Ma le lezioni teorica quindi le stai già facendo? e il tirocinio ancora no?



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MessaggioInviato: Gio Feb 11, 2010 2:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

pamfilo82 ha scritto:
Lo so, infatti è una situazione stressante per tutti noi..... soprattutto per lui...
Praticamente gli infermieri ci accusano di non stimolarlo a mangiare (quando lui non mangia da due settimane e da ieri ha cominciato anche la parenterale).....credono che dobbiamo stimolarlo di più.... ed è una lotta continua..Ho provato a spiegar loro che mio zio è una persona dignitosa ed educata, che non si azzarda a rispondere male a loro, invece a noi sì.... cioè se gli diciamo: "mangia, ti prego....!", oppure se gli portiamo qualcosa di suo gradimento (e quanti cibi abbiamo provato, un'infinità!!) lui ci risponde malissimo (mai stato così). M a siccome sappiamo che una persona in fase terminale cambia atteggiamento, umore, stato psicologico accettiamo TUTTO, anche il farci trattar male, perchè ora è nella fase di negazione.....

Sto pensando ogni giorno che passa che noi professionisti lo dobbiamo essere in tutto e per tutto...

Comunque l'indice di Karnofsky di mio zio al momento del ricovero era del 60%, ora è sceso al 40%. il ricovero è stato pianificato benissimo (a livello organizzativo sono impeccabili), il problema è la guerra che gli operatori fanno ai parenti.......


Mi sembra davvero assurdo che gli infermieri vi sgridino per questo motivo. Generalmente accade il contrario negli hospice dato che sono i parenti a dare da mangiare alle persone terminali non in grado di deglutire o non vigili. Stesso discorso vale per la nutrizione parenterale che è assolutamente controindicata per un malato terminale per il quale è sufficiente un'idratazione sottocutanea per evitare sintomi disturbanti da disidratazione.

Stimolando a mangiare tuo zio mi pare evidente che non si allevi nessun sintomo ne fisico ne psicologico rischiando di provocare nausea o vomito.

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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 10:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Guazzo ha scritto:
pamfilo82 ha scritto:
Lo so, infatti è una situazione stressante per tutti noi..... soprattutto per lui...
Praticamente gli infermieri ci accusano di non stimolarlo a mangiare (quando lui non mangia da due settimane e da ieri ha cominciato anche la parenterale).....credono che dobbiamo stimolarlo di più.... ed è una lotta continua..Ho provato a spiegar loro che mio zio è una persona dignitosa ed educata, che non si azzarda a rispondere male a loro, invece a noi sì.... cioè se gli diciamo: "mangia, ti prego....!", oppure se gli portiamo qualcosa di suo gradimento (e quanti cibi abbiamo provato, un'infinità!!) lui ci risponde malissimo (mai stato così). M a siccome sappiamo che una persona in fase terminale cambia atteggiamento, umore, stato psicologico accettiamo TUTTO, anche il farci trattar male, perchè ora è nella fase di negazione.....

Sto pensando ogni giorno che passa che noi professionisti lo dobbiamo essere in tutto e per tutto...

Comunque l'indice di Karnofsky di mio zio al momento del ricovero era del 60%, ora è sceso al 40%. il ricovero è stato pianificato benissimo (a livello organizzativo sono impeccabili), il problema è la guerra che gli operatori fanno ai parenti.......


Mi sembra davvero assurdo che gli infermieri vi sgridino per questo motivo. Generalmente accade il contrario negli hospice dato che sono i parenti a dare da mangiare alle persone terminali non in grado di deglutire o non vigili. Stesso discorso vale per la nutrizione parenterale che è assolutamente controindicata per un malato terminale per il quale è sufficiente un'idratazione sottocutanea per evitare sintomi disturbanti da disidratazione.

Stimolando a mangiare tuo zio mi pare evidente che non si allevi nessun sintomo ne fisico ne psicologico rischiando di provocare nausea o vomito.

Ma dici controindicata oppure non serve a nulla?


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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 11:15 am    Oggetto: Rispondi citando

secondo me controindicata perchè causi un disagio pressochè inutile.....
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.........un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai....
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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 11:17 am    Oggetto: Rispondi citando

Disagio a chi? e perchè?



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silverpao
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MessaggioInviato: Ven Feb 12, 2010 11:30 am    Oggetto: Rispondi citando

disagio inteso come esecuzione di interventi poco utili che causano ansia o disturbo al pz.
credo che in hospice sia piu' un assecondare gli eventi naturali togliendo le sofferenze..anche una venipuntura puo' esserlo in quei casi.....o lasciare un venflon puo' causare sofferenza.....

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